Il Carnevale a Cagliari

La festa più chiassosa della città di Cagliari

Aria di festa a Cagliari, aria di Carnevale. “Su Carnasciali Casteddaiu” per il terzo anno torna per le vie del centro dopo un lungo periodo di silenzio. Rombo di tamburi al quartiere della Marina: “Sa Ratantira” si sente già da settimane, i figuranti sono pronti e la sera escono per le prove perché tutto si svolga come da tradizione.
A Cagliari il Carnevale, diversamente dagli altri paesi dell’interno della Sardegna ha uno spirito irriverente, goliardico e fortemente chiassoso che prende spunto dalla vita popolare di strada, con i suoi personaggi quotidiani resi grotteschi e ironici dal cagliaritano stesso il quale trova sempre un modo per schernire il proprio vicino di bottega, di casa o l’ambulante di turno che in passato veniva rincorso dai cani randagi del quartiere. La commedia nasce sempre da eventi tristi e spesso di disgrazia, e anche Cagliari come in tutte le realtà popolari ha tanti aneddoti da raccontare. Il Carnevale a Cagliari porta in piazza le antiche realtà sociali che animavano le strade di un tempo e di seguito ne ricordiamo alcune tra le più note.
Sa panettera, già da metà dell’ottocento non era solo la panificatrice, ma era colei che conosceva i peccati (amorosi ovviamente) di tutte le signorine del quartiere. Era temuta, ed esorcizzata dai giovani che utilizzavano tale travestimento per potersi avvicinare con il consenso del padre, compiacente per un paio di ore, all’amata.
Su piscarori, il pescatore, poteva essere l’accompagnatore de Sa panettera, oppure diventare su Pappa Figu, il mangia fichi. Era un personaggio spesso accerchiato dai bambini, quelli noti come “Is piccioccus de crobi” ( i bambini delle corbule) cui faceva desiderare i fichi per poi mangiarseli. La maschera era caratterizzata dalla classica canna che si utilizzava per la raccolta dei fichi.
Sa Gattu, il gatto, forse poco amato tra i viottoli di quartiere, era una maschera semplice: un lenzuolo legato al collo con un nastro, e sulla cui testa sbucavano due orecchie legate anch’esse con due legacci.
Sa dida, la balia era caratterizzata da due grandissimi seni, e i giovani facevano a gara indossarne i panni.
Stessa funzione aveva la maschera de “Sa Viura”, la vedova che per piangere il proprio defunto si circondava o andava a cercare l’affetto delle giovanette.
Più di recente, ed esattamente nel dopoguerra divennero una tradizione carnevalesca anche Carmen Miranda nota cantante e ballerina brasiliana degli anni ’30 e ’50 con il suo stuolo di ballerine, i cui veli nascondono uomini baffuti e pelosi. Anche “Sa Ratantira” risale proprio a questo periodo e venne introdotta da Tonino D’Angelo e Pinuccio Schirra della G.I.O.C.

Con grande entusiasmo l’Assessorato alle Attività Produttive, Turismo e Politiche delle Pari Opportunità coinvolgendo le associazioni A.C.S. Senza Confini del Quartiere della Marina, il Comitato di Quartiere Villaggio Pescatori di Giorgino, e Exmè Domus de Luna di Pirri, ha riportato tra le vie del centro il chiassoso carnevale della nostra tradizione.

E allora tutti pronti l’apertura delle danze è prevista per il 28 di febbraio fino al 5 marzo quando verrà bruciato come consuetudine Re Cancioffali nella via Santa Margherita.

 

Ringraziamo per la foto @clarolls22 che ritrae “Is gattusu” nel loro abito popolare.