Halloween e Is Animeddas, tradizioni che si incrociano.

Nel panorama delle festività in Sardegna, in autunno si celebra “Is Animeddas“, una ricorrenza che trova alcune similitudini con la più nota festa di “Halloween“. Sia ben chiaro, nonostante ormai si sia diffusa anche da noi la versione statunitense, le origini di questa festa hanno un risvolto più profondo e spirituale…soprattutto “spirituale” diremo. La parola Halloween deriva da “All Hallows’ eve” che nel vocabolario celtico significa “Notte di tutti gli spiriti sacri” e i quali venivano ricordati la notte del 31 di Ottobre alla vigilia di Ognissanti. Secondo il calendario celtico di 2000 anni fa il 31 Ottobre era la data di fine anno, la fine dell’estate, la data in cui la luce dell’estate lasciava spazio al buio della notte. In questa notte si aprivano le porte alle anime dei propri avi, che ritornavano nelle dimore in cui avevano vissuto per controllare che tutto fosse in ordine. Questa ricorrenza si celebrava in famiglia attorno al fuoco, per ricordare i parenti defunti, e si preparava una cena in loro ricordo. Papa Gregorio IV  spostò la festa di Ognissanti dal 13 Maggio al 1 Novembre, per cercare di allinearsi alla festa più antica anche se non di origine cristiana ma pagana. In Sardegna, ma probabilmente anche in altre località del Mediterraneo si celebra una festività del tutto simile e il motivo è da cercare nelle variazioni stagionali uguali in tutto l’emisfero. La ricerca e l’attesa delle anime si ripete da sempre anche nell’Isola. Uniche variazioni sono il nome della festa e la tipologia dei dolci che vengono preparati per l’occasione. Nel Campidano di Cagliari viene chiamata “Is Animeddas” mentre nel Nord Sardegna e nel centro sono noti “Su mortu mortu“, “Su Prugadoriu” o “Su Peti Cocone“. La festa celebra sempre le anime, e in loro memoria vengono offerti alcuni dolci tipici i cui ingredienti sono tipicamente autunnali. Questi dolci, se li si confronta con gli altri, veri e propri gioielli,  hanno forme irregolari, oseremo dire quasi bruttini. Chissà, il motivo potrebbe essere ricercato nel fatto che le anime non guardano il vestito ma il contenuto. E’ tradizione che i bambini vestiti di stracci come se volessero impersonare gli spiriti si aggirino per le vie dei paesi chiedendo ” Seus benius po is animeddas  “. In passato i doni erano mandaranci, noci, nocciole, castagne, e venivano raccolti in una federa. Oggi i bambini con lo stesso spirito, raccolgono caramelle e cioccolati in zucche arancioni ben confezionate come si fa a New York.

La grande diffusione della versione americana tende sempre di più a celare il significato religioso e spirituale di questa festa, ma ultimamente le tradizioni stanno riprendendo il sopravvento e soprattutto nelle piccole comunità locali stanno diventando un forte richiamo per il turismo.

Nella foto abbiamo voluto “offrire” un’immagine dei Pabassini, scattata da @vanessina_m, forse per provare a lasciare anche noi, un dono alle anime che ci osservano!