Stampace, dove si cela l’animo di Cagliari

A Cagliari i quartieri storici sono quattro e ognuno di essi ha caratteristiche dettate dalla geografia, e dal periodo storico in cui sono sorti. Tutti hanno storie da raccontare, talvolta di miseria, altre di gloria. Le sedie del potere, nei palazzi in Castello, hanno raccolto a decidere sulla sorte dei locali, diversi governi, dai Pisani, agli Spagnoli fino agli ultimi Piemontesi, e il sardo spesso ha dovuto cedere di fronte alla prepotenza di questi. Al di sotto delle mura ad Est del quartiere in cui “riposavano” e decidevano i potenti, viveva quello che possiamo definire il cagliaritano con “Denominazione d’Origine Controllata”. Parliamo del quartiere di Stampace, dove l’animo più verace del “cagliaritano” si conserva ancora nelle botteghe e nei circoli storici. Li chiamavano “cuccurus cottu”, teste calde, testardi per natura e facilmente irascibili. Erano artigiani,  mercanti, artisti e rappresentanti della piccola borghesia. Tutta la zona è ricca di siti archeologici di notevole importanza: la Necropoli di Tuvixeddu, l’Anfiteatro Romano, la Villa di Tigellio e le varie cavità tra cui la Cripta di Santa Restituta e la Cripta della chiesa di S.Efisio luogo che per tradizione fu il carcere del Santo Patrono della Sardegna e che diede in seguito il nome alla chiesa.

Il quartiere  è caratterizzato dalla presenza di cavità che i locali chiamavano Stampusu, probabile origine del nome Stampace. Furono in passato luogo di riparo, vie di fuga, spesso carcere. Assolutamente suggestive, una delle più visitate e ancora oggi utilizzata è la Cripta di Sant’Efisio. Qui, la notte del 30 aprile da circa tre secoli si ripete la rituale vestizione della statua lignea di Sant’Efisio. È una cerimonia solenne, in cui i membri dell’Arciconfraternita del Gonfalone, secondo un’ordine ben preciso e mai mutato da secoli, adorna il simulacro prima della consueta intronazione sul “Cocchio di Gala” per la maestosa processione del 1° Maggio.

Oltre al rito all’interno della Cripta accompagnato dalle centenarie preghiere “Is Goccius”,  anche le strade si vestono a festa e i balconi espongono gli stendardi antichi quanto la processione stessa. Dai balconi, quando passerà il Santo, pioveranno petali di rose, rituale noto come Sa Ramadura. Parte da qui la festa di Sant’Efisio, festa del quartiere, di Cagliari ma anche di tutta la Sardegna, e grazie a questa gente depositaria delle tradizioni più antiche ancora oggi si può respirare la solennità di questo evento unico nel suo genere, ricco di sentimento, devozione e storia. Dopo un lungo pellegrinaggio a piedi fino a Pula, luogo del martirio, il Santo rientra nella sua chiesa accompagnato dagli “stampacini” o “Cuccuru’s cottu”, dai confratelli, e da una folla di turisti e devoti in un’atmosfera mistica e sommessa…stranamente silenziosa, ma ricca di significato e carica di energia.

Ringraziamo per la gentile concessione del suo bellissimo scatto @b.f.pinkerton